Instabile
Uno dei brani che meglio raccontano la seconda fase della band: tensione, aperture melodiche e una scrittura che resta addosso.
Siamo nati a Torino nel 2010, in una città che a guardarla in fretta sembra spenta e invece continua a covare innovazione, urti, idee laterali. Noi veniamo da lì. Da una scrittura divergente, da anni di palco, da dischi, radio, chilometri e ritorni. Questo nuovo album parte da una domanda che ci riguarda più della forma e più del genere: che cosa tiene ancora insieme le persone, quando tutto sembra allenarle a stare separate? Dentro ci sono legami, attriti, assenze, corrente elettrica e voce. E dentro ci siamo ancora noi: Giorgio Giardina, Orlando Barbuto, Elvis D’Elia.
Il nuovo album nasce da una storia vera, sedimentata negli anni, e rimette al centro la scrittura, il suono di band e quella tensione che ci porta a stare insieme dentro forme diverse: folk, rock, elettronica, deviazioni.
Dopo Proclama e La mia migliore utopia, torniamo con brani nuovi. Non per occupare spazio, ma per riaprire un discorso che non aveva finito di parlarci. Questo disco non cerca una formula: cerca un contatto.
Dentro c’è una scrittura divergente, che non ama stare composta, e un suono che passa dal folk al rock, dall’elettronica alla sperimentazione senza smettere di avere una faccia. Non stiamo tornando indietro. Stiamo andando più a fondo.
Nel 2025 il nome Proclama è tornato a circolare anche attraverso una traiettoria parallela: la cover di Dreams dei Cranberries firmata Electric Blue, con il featuring dei Proclama. Un ponte tra mondi vicini, e insieme un segnale chiaro che il motore era ancora acceso.
Il featuring su Dreams non è un dettaglio laterale. È il tassello che collega la traiettoria più recente con la storia dei Proclama, e racconta bene una cosa: il suono non si è perso, si è evoluto.
Per chi segue la band da anni, quel brano ha il sapore di una riaccensione. Per chi arriva adesso, è un punto d’ingresso perfetto prima del nuovo disco.
Stiamo ultimando le registrazioni del nuovo album in un luogo che per noi non è solo uno studio, ma un nodo vivo di suono, idee e lavoro condiviso. E questo disco esce dentro una casa discografica che da anni segue la musica indipendente con una linea precisa.
Le registrazioni del nuovo disco stanno prendendo forma da Circuiti Umani, studio di produzione e spazio creativo dove il suono non viene trattato come una pratica burocratica, ma come materia viva. È un posto in cui scrittura, arrangiamento e ricerca possono ancora sporcarsi le mani senza diventare manierismo.
La nostra etichetta attuale è Vrec, realtà indipendente che negli anni ha costruito un catalogo riconoscibile e una presenza concreta nel rock d’autore italiano. Per noi conta anche questo: lavorare con chi non tratta i dischi come contenuto da scaffale, ma come oggetti con un peso, una voce e una direzione.
Siamo nati nel 2010 e non abbiamo mai avuto il gusto delle scorciatoie. Abbiamo preferito gli anni veri: scrittura originale, concerti, festival, aperture di rilievo, cambi di pelle, ostinazione. Il resto, quando c’era, l’abbiamo lasciato passare.
Nasciamo e pubblichiamo Proclama. Mettiamo subito al centro la canzone, il palco e una voce che non voleva assomigliare troppo a nessuno.
Concerti, crescita, chilometri e il consolidarsi di un trio che nel tempo ha imparato anche a suonare le crepe: Giardina / Barbuto / D’Elia.
La mia migliore utopia, i singoli Instabile, America, Vanità, radio, festival e una fase più ampia, più ambiziosa, più esposta.
Il featuring su Dreams e il nuovo disco ci riportano qui. Non al punto di partenza: un po’ più avanti, un po’ più dentro.
La nostra storia non sta in una bio gonfiata, ma nelle cose fatte davvero: chilometri, service, club, festival, aperture, collaborazioni e pubblico davanti. Ci siamo costruiti sul palco, e alcuni di quei palchi avevano nomi che bastano da soli a spiegare il percorso.
Nel nostro percorso ci sono aperture e cartelloni che non diciamo per fare scena, ma perché fanno parte della nostra storia: l’apertura a Passenger al Pistoia Blues Festival, serate nello stesso cartellone con Afterhours, Teatro degli Orrori, Rezophonic e Lacuna Coil, e incroci importanti con nomi come Morgan, Cristiano Godano, Marina Rei, Perturbazione, Statuto e Alberto Fortis.
A questo si aggiungono festival, rassegne, club, radio, passaggi televisivi e collaborazioni che hanno lasciato traccia. Per noi non sono figurine da incollare in una brochure. Sono prove lasciate sul campo. Ci dicono da dove veniamo e spiegano perché questo disco non nasce nel vuoto: nasce dopo anni di palco, di scrittura e di serate conquistate una per una.
Dalle prime foto dal vivo ai set più recenti, la storia dei Proclama passa anche da qui: strumenti, palco, luci, sudore, facce, pubblico e anni che cambiano senza cancellare il nucleo della band.
Qui dentro c’è molto del loro suono: scrittura, impatto, direzione. Due brani che aiutano a capire perché i Proclama non siano mai stati solo “una band di Torino”, ma un progetto con una sua voce precisa.
Uno dei brani che meglio raccontano la seconda fase della band: tensione, aperture melodiche e una scrittura che resta addosso.
Un altro tassello decisivo della traiettoria Proclama: diretto, riconoscibile, figlio di un periodo in cui la band spingeva forte sia in studio sia dal vivo.
Il ponte con il presente: un featuring che ha rimesso il nome Proclama dentro il flusso delle uscite e ha preparato il terreno al nuovo disco.
L’evoluzione dei Proclama si legge bene anche così: l’esordio, il salto di maturità e il ritorno. Un percorso che oggi trova una nuova continuità.
Il disco d’esordio: il primo manifesto della band. Canzoni, identità e l’inizio di un percorso che da Torino comincia a prendere forma.
Il lavoro della maturità: più ampio, più ambizioso, più consapevole. Da qui passano Instabile, America e Vanità.
Il featuring del 2025 e il nuovo album in arrivo riportano la band al presente. Non come revival, ma come prosecuzione naturale di una storia aperta.
Ci riconosciamo anche da questo: una formazione stabile, una dinamica costruita negli anni e un equilibrio che si sente tanto nelle canzoni quanto sul palco.
Frontman e principale autore dei Proclama. È il centro della scrittura del gruppo, tra impatto rock, attenzione melodica e un taglio narrativo riconoscibile.
Bassista e voce di supporto, presenza fondamentale nel suono della band. Il suo contributo tiene insieme solidità ritmica, spinta melodica e attitudine live.
Batterista dei Proclama, motore ritmico e dinamico del trio. Precisione, energia e versatilità: elementi che hanno accompagnato tutte le fasi del progetto.
Passaggi stampa, segnalazioni, recensioni e articoli hanno accompagnato uno dei momenti più visibili del percorso Proclama. Anche questo fa parte della storia: non solo i brani, ma l’eco che hanno avuto.
“Vanità” è il nuovo singolo della rock band Proclama, terzo estratto dal secondo album La mia migliore utopia. Un passaggio che fotografa bene il momento in cui il progetto aveva ormai raggiunto una forma compiuta, riconoscibile, credibile.Rassegna stampa / circuito radio / anni di massima esposizione del progetto
Per booking, collaborazioni, interviste, richieste stampa o contatti diretti, questo è il momento giusto per riaprire il filo. Noi siamo qui.