Il nuovo album nasce da una storia vera, sedimentata negli anni, e rimette al centro la scrittura, il suono di band e quella tensione che ci porta a stare insieme dentro forme diverse: folk, rock, elettronica, deviazioni.
Dopo Proclama e La mia migliore utopia, torniamo con brani nuovi. Non per occupare spazio, ma per riaprire un discorso che non era finito. Questo disco non cerca una formula, cerca contatto.
Dentro c’è una scrittura divergente, che non ama stare composta, e un suono che passa dal folk al rock, dall’elettronica alla sperimentazione senza smettere di avere una faccia. Non stiamo tornando indietro. Stiamo andando più a fondo.