Siamo nati a Torino nel 2010, in una città che da fuori sembra spenta e invece continua a covare innovazione, urti e idee laterali. Noi veniamo da lì. Da una scrittura divergente, da anni di palco, da dischi, radio, chilometri e ritorni. Adesso quella traiettoria prende la forma di un terzo capitolo.
Torino è una città che ti insegna a non urlare per farti sentire. Inverni lunghi, sale prove ricavate dove capita, chilometri fatti per arrivare in tempo a un soundcheck tra Piemonte, Liguria, Lombardia e Toscana. Da lì viene il nostro passo: una band che ha imparato a stare sui palchi grandi senza perdere il mestiere dei club e delle date in cui conti ogni persona in sala.
Un pezzo nato di lato, senza chiedere permesso al disco nuovo. Non un anticipo ufficiale, non una nota a piè di pagina: una piccola fuga elettrica, ruvida quanto basta, pensata per chi segue i Proclama anche quando prendono la strada meno dritta.
Sunday Come Day è un esperimento laterale: inglese storto, energia rock, una dipendenza affettiva che prova a mollare la presa e invece torna a bussare. Una canzone fuori asse, ma dentro il mondo Proclama. In pratica: una cartolina dal margine, con le chitarre ancora accese.
Qui dentro ci sono la storia della band, i dischi, i live, le tracce lasciate nel tempo e il nuovo lavoro che stiamo ultimando. C’è il primo disco uscito su Toast Records, il passaggio di linea che ha portato a La mia migliore utopia su Vrec con distribuzione Audioglobe, e c’è la scia dei concerti che hanno allargato il raggio del progetto senza cambiarne la faccia.
Il terzo capitolo. Sta prendendo forma in studio e tiene insieme scrittura, suono di band e tutta la materia accumulata strada facendo. Una linea che oggi passa da Circuiti Umani e da Vrec.
Giorgio, Orlando, Elvis. Tre ruoli, una stessa ostinazione: tenere il suono vivo, non semplificare, lasciare che le canzoni trovino il loro peso.
Due album, singoli che hanno fatto strada, compilation, passaggi radio, uscite di catalogo e un raccordo più recente con il presente. Non un catalogo: una mappa.
Dal Pistoia Blues ai club che ti formano davvero: festival, aperture, rassegne e date in giro per l’Italia che hanno dato misura concreta al progetto.
Rassegna stampa, citazioni, schede label, articoli, festival e segnali esterni che hanno accompagnato la traiettoria pubblica della band.
Booking, stampa, collaborazioni, social e contatti diretti. Modi semplici per parlare con la band senza passare da filtri inutili.
Ci sono il debutto, il secondo disco che ha allargato il raggio della band, i brani finiti in compilation come Pistoia Blues Next Generation e Ten Years of Vrec, e il raccordo più recente con il presente. Punti diversi della stessa traiettoria.
Il debutto su Toast Records: un esordio diretto, nato da canzoni già passate dal palco e abbastanza solide da restare in scaletta negli anni.
Il disco uscito nel 2016 su Vrec, distribuito da Audioglobe: più ampio, più esposto, con Instabile, America e Vanità a segnare una fase precisa.
Una traiettoria parallela che rimette in circolo voce, studio e presente, e che si collega naturalmente al lavoro sul terzo capitolo.